Aprire la partita IVA da onicotecnica richiede alcune decisioni prima di compilare la pratica: quali servizi offrirai, dove lavorerai e come organizzerai incassi e spese. Il codice ATECO serve a descrivere l’attività; il regime fiscale stabilisce come calcolare le imposte. A questi si aggiungono requisiti professionali, contributi e documenti da emettere. Questa guida mette in ordine i passaggi e i principali importi del 2026, così da preparare un piano da verificare con il commercialista e gli uffici competenti.
In breve: per un’attività autonoma abituale la partita IVA non dipende dal superamento di 5.000 euro. Per manicure e pedicure, ATECO 2025 prevede il codice 96.22.01, da verificare rispetto ai servizi effettivi. Nel forfettario contano requisiti, cause di esclusione e contributi, oltre all’aliquota del 15% o del 5% se spettante. Prima di iniziare, chiarisci anche autorizzazioni, fatture e corrispettivi: la sola apertura fiscale non abilita a eseguire i trattamenti.
Quando serve la partita IVA: abitualità e soglia dei 5.000 euro
Se offri servizi in autonomia in modo abituale e organizzato, devi inquadrare l’attività anche quando gli incassi iniziali sono modesti. Un’agenda stabile, un’offerta continuativa e una clientela ricorrente sono elementi da valutare; non esiste un numero di appuntamenti che renda automaticamente occasionale il lavoro. Chi opera soltanto come dipendente di un salone, invece, non apre una partita IVA per lo stipendio.
La soglia di 5.000 euro spesso citata riguarda la franchigia contributiva del lavoro autonomo realmente occasionale. Non è una soglia generale di esenzione dalla partita IVA e non rende i compensi esenti da imposte. Non puoi usarla come autorizzazione a ricevere clienti regolarmente senza aprire l’attività. Anche la qualificazione come prestazione occasionale va verificata sui fatti.
Partita IVA e autorizzazione: due controlli diversi
La posizione fiscale non sostituisce qualifica professionale, SCIA, idoneità dei locali o altri requisiti applicabili. Prima di assumere impegni per una sede, descrivi a SUAP e Camera di commercio ciò che farai: manicure, applicazione o ricostruzione, servizi a domicilio, ricevimento in studio, vendita di prodotti ed eventuali corsi. Chiedi indicazioni riferite alla tua Regione e al Comune in cui opererai.
Il commercialista verifica l’inquadramento fiscale e previdenziale; il SUAP e gli uffici competenti chiariscono procedimento e requisiti dell’attività; la Camera di commercio segue l’iscrizione al Registro imprese e, quando ne ricorrono i presupposti, all’Albo artigiani. Sono verifiche collegate, ma nessuna pratica sostituisce tutte le altre.
Per distinguere i documenti formativi consulta la guida su attestato, qualifica e abilitazione. Per sede, impianti e procedimento amministrativo, approfondisci come aprire un nail center.
ATECO 2025 per onicotecnica: il codice 96.22.01
Nelle note esplicative ISTAT, il codice 96.22.01 identifica i servizi di manicure e pedicure. È il riferimento da verificare per questi servizi, compresi nell’area dei trattamenti di bellezza. Le attività di podologia sono escluse: il codice non autorizza prestazioni sanitarie. Per ricostruzione, applicazione di unghie artificiali e servizi combinati, descrivi il lavoro effettivo invece di scegliere il codice solo dal nome della professione.
La classificazione ATECO 2025 è in vigore dal 1° gennaio 2025 ed è adottata operativamente dal 1° aprile 2025. L’aggiornamento ISTAT del 2026 ha modificato le tavole di raccordo con la classificazione precedente, non la struttura o le descrizioni dei codici. Se trovi ancora un codice ATECO 2007 in un documento, verifica il raccordo anziché sostituirlo a intuito.
Manicure e pedicure estetico
- Verifica necessaria
- Coerenza con 96.22.01 e requisiti territoriali.
- Attenzione
- Il codice descrive l’attività: non dimostra la qualifica e non comprende la podologia.
Vendita continuativa di prodotti
- Verifica necessaria
- Eventuale codice aggiuntivo e adempimenti per il commercio.
- Attenzione
- I ricavi di vendita possono avere un coefficiente fiscale diverso.
Corsi e formazione
- Verifica necessaria
- Codice coerente con la docenza effettivamente svolta.
- Attenzione
- Formare allieve e prestare servizi a clienti sono attività distinte.
Contenuti, sponsorizzazioni o affiliazioni
- Verifica necessaria
- Contratti, ricavi e inquadramento dell’attività digitale.
- Attenzione
- Non attribuire automaticamente questi compensi al servizio unghie.
Più codici ATECO non significano più soglie del forfettario: per il limite di accesso si sommano ricavi e compensi delle attività. Il consulente deve valutare anche eventuali differenze contributive e i coefficienti applicabili.
Impresa artigiana o libera professione?
Chi esegue personalmente servizi estetici con strumenti, prodotti e un’organizzazione d’impresa viene spesso inquadrato come impresa individuale artigiana. Questo può comportare iscrizione camerale, Albo artigiani, Gestione INPS artigiani e obblighi INAIL. La sola docenza o altre attività autonome possono invece richiedere un inquadramento diverso.
Non scegliere la Gestione separata INPS solo perché non prevede lo stesso contributo minimo degli artigiani, né aprire come artigiana copiando la posizione di una collega. L’inquadramento segue il lavoro reale. Porta al consulente anche eventuali altri impieghi, partecipazioni societarie e collaborazioni: possono incidere su iscrizioni e agevolazioni.
Come aprire la posizione in ordine
Avvio dell’attività
Dai servizi previsti alla prima operazione documentata
Servizi, requisiti e sede
ATECO, forma e regime
ComUnica, SUAP e previdenza
Documenti, pagamenti e conservazione
Per l’impresa individuale la Comunicazione Unica al Registro imprese coordina gli adempimenti dovuti verso Camera di commercio, Agenzia delle Entrate, INPS e INAIL. La pratica può comprendere anche gli adempimenti SUAP previsti. PEC, firma digitale e deleghe vanno predisposte con chi presenta la domanda.
Per l’invio nel 2026 usa gli strumenti indicati dal Registro imprese: il vecchio software ComUnica non è più disponibile dal 12 febbraio 2026; le pratiche si trasmettono con la funzione integrata in DIRE o con una soluzione compatibile. La procedura di Comunicazione Unica resta in uso.
Definisci servizi e sede; verifica requisiti professionali e attività consentite prima di firmare un contratto per i locali.
Prepara una stima di ricavi, costi e investimenti, indicando personale, altri redditi e attività secondarie.
Fai verificare ATECO, forma dell’attività, regime fiscale e posizione previdenziale.
Concorda pratica camerale, eventuale iscrizione artigiana, INAIL e procedimento SUAP o SCIA applicabile.
Configura emissione dei documenti, pagamenti e conservazione; prova la procedura prima della prima cliente.
Il modello AA9/12 riguarda l’inizio, la variazione e la cessazione dell’attività ai fini IVA delle persone fisiche. Quando è dovuta la Comunicazione Unica, la dichiarazione fiscale passa attraverso quel percorso: evita invii duplicati. Un’attività non tenuta all’iscrizione camerale segue invece il canale previsto dall’Agenzia delle Entrate.
Regime forfettario nel 2026: requisiti ed esclusioni
Il forfettario è riservato alle persone fisiche che rispettano tutte le condizioni previste. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate al quadro LM riepilogano le regole. La verifica non si esaurisce nel fatturato: questi sono i controlli principali da preparare con il consulente.
Ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro, ragguagliati ad anno quando previsto; si considera l’insieme delle attività.
Spese dell’anno precedente non superiori a 20.000 euro lordi per le categorie di lavoro dipendente, accessorio e collaborazioni individuate dalla legge.
Per l’accesso nel 2026, redditi di lavoro dipendente e assimilati percepiti nel 2025 non superiori a 35.000 euro. La legge di bilancio 2026 ha confermato questa soglia anche per il 2026. Non coincide necessariamente con la RAL: la verifica riguarda i redditi fiscali, comprese le categorie assimilate. La cessazione del rapporto di lavoro può rendere irrilevante il limite, alle condizioni da verificare sul caso concreto.
Assenza delle cause di esclusione: tra queste, regimi IVA speciali, alcune partecipazioni societarie e attività svolta prevalentemente verso il datore di lavoro attuale o dei due periodi d’imposta precedenti, oppure soggetti a esso riconducibili. Anche residenza fiscale e attività particolari richiedono controllo.
Se nell’anno superi 85.000 euro ma non 100.000, l’uscita dal forfettario avviene dall’anno successivo. Se gli incassi superano 100.000 euro, l’uscita avviene nello stesso anno: il reddito segue le regole ordinarie per l’intero periodo e l’IVA si applica dall’operazione che determina il superamento. Controlla gli incassi durante l’anno, senza aspettare la dichiarazione.
Imposta al 15% o al 5%: quando spetta la riduzione
L’imposta sostitutiva ordinaria del forfettario è il 15%. Il 5% può spettare per il periodo d’imposta di avvio e i quattro successivi, se ricorrono tutte le condizioni per una nuova attività: nessuna attività d’impresa, artistica o professionale nei tre anni precedenti, anche in forma associata o familiare; nessuna mera prosecuzione di un precedente lavoro dipendente o autonomo, salvo la pratica obbligatoria prevista; rispetto del limite dei ricavi se si prosegue un’impresa già esercitata da un altro soggetto.
Aprire per la prima volta una partita IVA non basta quindi per applicare il 5%. La riduzione riguarda l’imposta, non elimina contributi previdenziali, premio INAIL o altri costi dell’attività.
Forfettario e ordinario: che cosa cambia
Per i servizi di manicure e pedicure, il coefficiente di redditività da verificare è il 67%, ricondotto al gruppo 96 della tabella fiscale ATECO 2007. La classificazione amministrativa ATECO 2025 e la tabella dei coefficienti vanno raccordate correttamente. Il 67% è la quota degli incassi che forma il reddito prima della deduzione dei contributi: non è un’aliquota d’imposta né il margine che rimane sul conto.
IVA sulle prestazioni
- Forfettario
- Di regola non addebitata; l’IVA sugli acquisti non è detraibile.
- Tassazione ordinaria
- IVA applicata e detraibile secondo le regole e i limiti previsti.
Costi dell’attività
- Forfettario
- Non dedotti uno per uno: il reddito dipende dal coefficiente. Restano deducibili i contributi previdenziali obbligatori secondo le regole.
- Tassazione ordinaria
- Costi fiscalmente deducibili secondo requisiti e regime contabile.
Imposta sul reddito
- Forfettario
- Sostitutiva al 15%, oppure al 5% quando spettante.
- Tassazione ordinaria
- IRPEF progressiva e addizionali per l’impresa individuale.
Confronto utile
- Forfettario
- Valuta costi reali, contributi e requisiti, oltre all’aliquota.
- Tassazione ordinaria
- Valuta investimenti, costi deducibili, IVA e maggiori adempimenti.
“Ordinario” qui indica la tassazione fuori dal forfettario; la contabilità può essere semplificata quando ne ricorrono i requisiti. Chiedi due simulazioni sullo stesso piano economico, includendo previdenza, IVA, saldi e acconti. Un’attività con affitto e investimenti importanti non può decidere soltanto guardando il 5%.
Esempio: reddito fiscale e denaro disponibile
Esempio ipotetico
Due calcoli, due scopi diversi
Ipotesi: 30.000 € incassati, 12.000 € di costi pagati, soli servizi con coefficiente 67%, aliquota 15% e 5.000 € di contributi obbligatori versati e deducibili. I contributi sono un dato ipotetico, non un calcolo INPS.
Calcolo dell’imposta
- Passaggio 1
30.000 € × 67%
20.100 € di reddito forfettario
- Passaggio 2
20.100 € − 5.000 €
15.100 € dopo i contributi deducibili
- Passaggio 3
15.100 € × 15%
2.265 € di imposta sostitutiva
Residuo dopo le uscite ipotizzate
- Passaggio 1
30.000 € − 12.000 €
18.000 € dopo i costi reali ipotizzati
- Passaggio 2
18.000 € − 5.000 €
13.000 € dopo i contributi versati
- Passaggio 3
13.000 € − 2.265 €
10.735 € dopo la riserva per l’imposta
I costi reali non si sottraggono anche dal reddito forfettario. Il residuo del modello non è il saldo bancario: mancano acconti, altri investimenti, debiti e differenze nei tempi dei pagamenti.
Supponiamo un’attività con soli servizi cui si applica il coefficiente del 67%, 30.000 euro incassati, aliquota del 15% e 5.000 euro di contributi previdenziali obbligatori versati e deducibili nell’anno. I 5.000 euro sono un’ipotesi del calcolo, non una stima INPS per quel fatturato. Il reddito forfettario è 20.100 euro; sottratti i contributi, la base dell’imposta è 15.100 euro e l’imposta è 2.265 euro.
Per capire che cosa resta devi considerare anche le uscite reali. Se ipotizziamo 12.000 euro di costi pagati per prodotti, locale e altri servizi, il modello lascia 10.735 euro dopo i contributi e l’accantonamento dell’imposta. È un esempio semplificato, non il saldo del conto né una previsione di guadagno: esclude acconti, investimenti ulteriori, debiti e altri movimenti. Il momento in cui paghi le imposte può essere diverso da quello in cui incassi.
Nel calcolo fiscale non sottrai anche i 12.000 euro di costi reali: sono già considerati in modo forfettario dal coefficiente. Nel piano di cassa, invece, devi tener conto delle uscite effettive. Per applicare questa distinzione ai prezzi consulta come costruire il listino unghie e quanto guadagna un’onicotecnica.
INPS artigiani e INAIL: i costi del 2026
Per un’iscrizione alla Gestione artigiani per l’intero 2026, senza riduzioni, la circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 indica un contributo minimo annuo di 4.521,36 euro: 4.513,92 euro di contributi pensionistici e 7,44 euro per maternità. Il minimale di reddito è 18.808 euro e l’aliquota pensionistica di base è il 24%. Sopra il minimale si aggiunge la contribuzione sul reddito eccedente, secondo fasce e massimali.
Il contributo minimo può quindi essere dovuto anche con incassi bassi. Per periodi inferiori all’anno il calcolo è rapportato ai mesi; riduzioni e condizioni personali vanno verificate separatamente. Il regime previdenziale agevolato collegato al forfettario prevede una riduzione del 35%, su domanda: non si attiva automaticamente scegliendo il regime fiscale e può incidere sull’accredito pensionistico. Chiedi un prospetto con importi, scadenze ed effetti dell’agevolazione.
L’INAIL è una voce distinta dall’INPS. L’obbligo assicurativo può riguardare anche un’impresa artigiana senza dipendenti, in presenza dei presupposti previsti per l’attività e il lavoro svolto. Premio e posizione vanno verificati sul caso concreto. Questa copertura non coincide con la responsabilità civile verso le clienti e non la sostituisce.
Quanto costa davvero aprire e mantenere la posizione
Per un’iscrizione alla Gestione artigiani per tutto il 2026, senza riduzioni, il solo minimo INPS è di 4.521,36 euro: equivale a 376,78 euro da accantonare ogni mese. Questa riserva serve a preparare i versamenti alle scadenze INPS. Per completare il budget, chiedi preventivi che separino le voci e chiariscano quali adempimenti sono inclusi:
Avvio: consulenza, pratica camerale, diritti dovuti, firma digitale, eventuali tecnici e adeguamenti della sede.
Gestione ricorrente: commercialista, diritto camerale, PEC, software, conservazione elettronica, strumenti per i corrispettivi e polizze.
Imposte e contributi: INPS, eventuale INAIL, imposte, bollo e relativi saldi o acconti, con un calendario dedicato.
Operatività: prodotti, monouso, energia, affitto, commissioni di pagamento, formazione, smaltimento e manutenzione.
Aggiungi una riserva per i mesi iniziali e considera anche le ore impiegate per pulizia, acquisti, amministrazione e comunicazione con le clienti. Un incasso mensile elevato non garantisce che le scadenze successive siano già coperte.
Fatture, corrispettivi e bollo: quale documento emettere
Scelta del documento
Prima inquadra l’operazione, poi emetti il documento
Il servizio rientra nei casi dell’articolo 22?
Verifica l’attività d’impresa e il luogo della prestazione. Il solo fatto che la cliente sia una privata non basta.
Sì → verifica la richiesta della cliente
Fattura richiesta entro il momento dell’operazione: emetti la fattura.
Fattura non richiesta e non emessa: documento commerciale e corrispettivi telematici, secondo le regole applicabili.
No → segui gli obblighi di fatturazione
Non scegliere il documento commerciale solo perché l’importo è basso o sei in forfettario.
Contanti, carta e bonifico sono modalità di pagamento. La ricevuta del POS non sostituisce il documento dell’operazione.
Per i servizi resi nell’esercizio di un’impresa in locali aperti al pubblico, in forma ambulante o nell’abitazione delle clienti, l’articolo 22 del DPR 633/1972 consente, nei casi previsti, di non emettere fattura se la cliente non la richiede entro il momento dell’operazione. La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 3/E del 2020 chiarisce il rapporto tra fattura e corrispettivi. Essere in forfettario non elimina l’obbligo di documentare i servizi.
Se l’operazione rientra in questi casi e non viene fatturata, occorrono memorizzazione e trasmissione dei corrispettivi con emissione del documento commerciale, tramite uno strumento ammesso, come il registratore telematico o la procedura web dell’Agenzia. Se non ricorrono i presupposti dell’articolo 22, non basta che la cliente sia una privata per scegliere il documento commerciale. La ricevuta del POS attesta il pagamento: non sostituisce fattura o documento commerciale.
Concorda anche la gestione dei servizi non ancora pagati, degli acconti e delle caparre. Per esempio, nel percorso dei corrispettivi un servizio ultimato senza pagamento richiede il documento con “non riscosso”; al pagamento segue un nuovo documento commerciale collegato al precedente. Il sistema deve evitare duplicazioni. Per gli accordi sulla prenotazione vedi caparra, cancellazioni e no-show: il nome dato a una somma non ne determina da solo il trattamento fiscale.
Fattura elettronica e conservazione
Dal 1° gennaio 2024 l’obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso anche ai restanti forfettari. Per le ordinarie operazioni nazionali del servizio unghie, quando emetti fattura prepari il file XML e lo trasmetti al Sistema di Interscambio. La copia PDF consegnata alla cliente non sostituisce l’invio tramite SdI.
Configura correttamente dati della cliente, descrizione del servizio, regime fiscale e natura dell’operazione. Nel forfettario, per le normali operazioni senza applicazione dell’IVA si usa la natura N2.2; i casi particolari richiedono una verifica distinta. Controlla gli esiti di trasmissione e le eventuali fatture scartate. Attiva la conservazione elettronica a norma: salvare i PDF in una cartella non assolve l’obbligo di conservazione delle fatture.
Bollo e collegamento con i pagamenti elettronici
Sulle fatture forfettarie soggette a bollo, l’imposta è di 2 euro quando l’importo rilevante supera 77,47 euro. Non va applicata indistintamente a ogni documento senza IVA: contano natura dell’operazione ed eventuali esenzioni. La guida dell’Agenzia sul bollo elettronico spiega indicazione nel file, elenchi di controllo e versamenti. Non inserire una marca cartacea sul PDF per assolvere il bollo di una fattura elettronica.
Nel 2026, per gli operatori interessati, va gestito anche il collegamento tra strumenti di pagamento elettronico e strumenti di certificazione dei corrispettivi tramite i servizi dell’Agenzia. È un’associazione registrata nella procedura, non necessariamente un collegamento fisico tra POS e cassa. Fai verificare gli abbinamenti e aggiornarli quando attivi o cambi gli strumenti.
Organizzazione minima per seguire incassi e scadenze
Tieni distinti agenda degli appuntamenti e calendario fiscale. La prima segue servizi e pagamenti; il secondo comprende contributi, imposte, bollo, adempimenti camerali e rinnovi. Un conto dedicato, anche quando non è imposto dalla forma scelta, facilita il confronto tra documenti e movimenti.

Ogni giorno, verifica che i servizi siano documentati e distingui importi pagati, non riscossi e anticipi.
Ogni settimana, confronta cassa, banca e POS con i documenti: gli accrediti possono arrivare in date diverse e al netto delle commissioni.
Ogni mese, aggiorna ricavi, costi, riserva per le scadenze e distanza dalle soglie del regime.
Prima della chiusura dell’anno, riesamina requisiti, agevolazioni, attività secondarie e previsioni con il consulente.
Conserva i dati fiscali per gli obblighi che li riguardano e separali dalle note tecniche o sanitarie della cliente. La guida alla scheda cliente, consenso e privacy aiuta a distinguere finalità e accessi.
Se stai costruendo il percorso tecnico, puoi confrontare i corsi unghie online e il programma di Accademia Unghie. Verifica separatamente il valore del documento rilasciato rispetto ai requisiti richiesti per lavorare nel tuo territorio.
Domande frequenti
Posso lavorare da casa senza partita IVA?
Lavorare da casa non rende occasionale un’attività abituale. Devi verificare sia l’inquadramento fiscale sia la possibilità di ricevere clienti nell’immobile: requisiti professionali, destinazione d’uso e regole territoriali restano rilevanti. La partita IVA, da sola, non autorizza il locale.
Posso essere dipendente e aprire un’attività unghie?
Le due situazioni possono coesistere, ma vanno verificati vincoli del rapporto di lavoro, inquadramento previdenziale e requisiti fiscali. Per il forfettario nel 2026 controlla i redditi di lavoro dipendente e assimilati del 2025 rispetto alla soglia di 35.000 euro, con le eccezioni applicabili, e i rapporti con il datore di lavoro attuale o precedente.
Con pochi incassi pago comunque i contributi INPS?
Se sei iscritta alla Gestione artigiani, normalmente è dovuta la contribuzione sul minimale anche con redditi bassi. Nel 2026 l’importo annuo senza riduzioni è 4.521,36 euro, per l’intero anno di iscrizione. Durata dell’iscrizione e agevolazioni possono modificare il calcolo: non ricavare il totale applicando una percentuale agli incassi.
Se la cliente paga in contanti serve un documento?
Sì, anche se la cliente paga in contanti. Per i servizi d’impresa che rientrano nell’articolo 22, come quelli svolti in locali aperti al pubblico o a casa della cliente, emetti la fattura se viene richiesta entro il momento dell’operazione. In questi casi, se non emetti fattura, rilascia il documento commerciale e gestisci i corrispettivi telematici. Fuori dai casi dell’articolo 22 si applicano gli obblighi di fatturazione. Le stesse regole valgono per carta e bonifico: la ricevuta del POS o un movimento bancario non sostituiscono il documento fiscale.
Se vendo prodotti o tengo corsi devo aprire un’altra partita IVA?
Di norma una persona fisica usa la stessa partita IVA per più attività, con i codici e le variazioni necessari. Verifica però adempimenti commerciali, inquadramento contributivo e coefficienti fiscali di ciascuna attività. Ai fini della soglia del forfettario si sommano ricavi e compensi: aggiungere un codice non crea un nuovo limite di 85.000 euro.
Fonti e aggiornamento
Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2026. Le istruzioni Redditi PF 2026 riguardano la dichiarazione dei redditi 2025 e riportano anche l’estensione al 2026 della soglia di 35.000 euro; tale estensione è confermata dalle informazioni del Ministero del Lavoro sulla legge di bilancio. Importi annuali e condizioni vanno ricontrollati quando cambia l’anno di attività.







