Partita IVA per make-up artist: ATECO, fatture e costi

Guida fiscale e operativa 2026 per make-up artist: attività prevalente, possibili codici ATECO, apertura, INPS, forfettario, fatture elettroniche e costi da pianificare.

Ritratto di Irene TomasiIrene Tomasi, Make-up artist con 10 anni di esperienza26 agosto 2026 14 min di lettura
Make-up artist organizza agenda, calcolatrice e documenti nella propria postazione professionale
Indice dei contenuti

Risposta breve: una make-up artist non dovrebbe scegliere la partita IVA partendo da un codice trovato online. Prima deve descrivere con precisione dove, per chi e come lavora: applicazione del trucco su clienti, consulenza d’immagine, servizi per sposa, moda, fotografia o spettacolo, formazione, vendita di prodotti. Da questa attività reale dipendono codice ATECO, natura professionale o d’impresa, previdenza, pratiche amministrative e documenti fiscali.

Non esiste un unico codice ATECO corretto per ogni make-up artist. Il nome usato sui social non sostituisce l’analisi dell’attività prevalente e delle regole applicabili nel territorio.

Questa guida è aggiornata alle fonti disponibili il 26 agosto 2026 ed è curata da Irene Tomasi, make-up artist con 10 anni di esperienza. È un contenuto educativo, non una consulenza fiscale, previdenziale o legale personalizzata. La revisione indipendente di un commercialista è raccomandata e non ancora effettuata. Prima di aprire, modificare o fatturare fai verificare il tuo caso da commercialista, Camera di commercio e SUAP competente.

Se stai ancora definendo competenze e posizionamento, parti da come diventare make-up artist. Per costruire una formazione progressiva esplora i corsi make-up BeautyLearn e il percorso della Scuola Make Up. Qui affrontiamo soltanto l’organizzazione fiscale e amministrativa del lavoro.

Prima distinzione: che attività svolge davvero la make-up artist?

Prima del codice

Una professione, attività economiche differenti

Clienti

Trucco in studio, salone o domicilio

Consulenza

Analisi e progetto d'immagine

Produzioni

Set, moda, foto e spettacolo

Altre attività

Formazione e vendita

Applicazione, consulenza, produzioni e formazione possono richiedere letture diverse: descrivi prima il lavoro reale e soltanto dopo valida ATECO e inquadramento.

Il servizio può sembrare sempre trucco, ma economicamente cambia molto. Chi applica make-up a privati in studio o a domicilio svolge un’attività diversa da chi offre soprattutto consulenza d’immagine. Un’artista che lavora quasi esclusivamente su set, produzioni o spettacoli può avere un’organizzazione ancora diversa. Formazione e vendita di cosmetici aggiungono attività che vanno descritte, non nascoste dentro una definizione generica.

Scenario reale

Domande da chiarire

Effetto possibile

Trucco su clienti

Studio, domicilio, salone ospitante, frequenza

Servizio di bellezza, impresa e regole locali da verificare

Consulenza d’immagine

Analisi, progetto e consiglio oppure applicazione prevalente

Possibile codice e inquadramento differenti

Set, moda e spettacolo

Produzioni, committenti, continuità e autonomia

Va valutato il settore di supporto effettivamente svolto

Corsi e vendita

Occasionali, continuativi, online, prodotti propri o rivendita

Attività secondarie, commercio e ulteriori adempimenti

Codice ATECO 2025: i candidati da verificare

Le note ufficiali ATECO 2025 non riportano una voce autonoma chiamata make-up artist. Il codice 96.22.09, Altri servizi di cura della bellezza e altri trattamenti di bellezza n.c.a., comprende diversi trattamenti estetici e può essere un candidato quando prevale il servizio di bellezza su persona. Il codice 96.99.94, Servizi di consulenza di immagine, include consulenza su abbigliamento, accessori, acconciatura e trucco. Nessuno dei due deve essere scelto automaticamente.

Per il lavoro su produzioni o spettacoli la classificazione contiene attività di supporto alle arti performative, ma le note non nominano in modo espresso ogni forma di trucco. È quindi scorretto trasformare un codice letto in una guida in una risposta universale. Il professionista deve collegare contratti, luogo di lavoro, committenti, prevalenza e organizzazione al codice proposto dal consulente.

  • Scrivi i servizi che produrranno realmente ricavi nel primo anno.

  • Stima la quota di incassi per trucco su cliente, consulenza, produzione, corsi e vendita.

  • Consegna esempi di preventivi e contratti al commercialista, non solo il nome del profilo Instagram.

  • Fai verificare attività prevalente e secondarie, iscrizioni e conseguenze previdenziali.

ATECO, qualifica e autorizzazioni non sono la stessa cosa

Il codice ATECO classifica l’attività economica; non concede da solo un’abilitazione professionale e non certifica che un locale sia idoneo. Anche l’attestato da make-up artist non risolve automaticamente tutti gli aspetti amministrativi. Le regole possono dipendere dalla prestazione concreta, dalla Regione, dal Comune, dalla sede e dal rapporto con una struttura ospitante.

Prima di ricevere clienti chiedi al SUAP se sono richiesti adempimenti, requisiti professionali o strutturali. Se lavori in un salone, chiarisci chi incassa, chi fattura, chi gestisce appuntamenti e prodotti, e se il rapporto è davvero autonomo. Se lavori a domicilio, verifica che questa modalità sia compatibile con le regole locali e con la polizza assicurativa.

Come aprire la partita IVA in ordine

Sequenza operativa

Dall'attività reale al primo incarico documentato

1

Servizi, clienti e sede

2

ATECO, forma e regime

3

Pratiche e previdenza

4

Fatture, incassi e controllo

Commercialista, SUAP e Camera di commercio verificano aspetti diversi: la partita IVA non sostituisce requisiti e autorizzazioni.

Il modello AA9 dell’Agenzia delle Entrate riguarda inizio, variazione e cessazione per persone fisiche. Le istruzioni prevedono generalmente la comunicazione entro trenta giorni e indicano canali diversi a seconda che la pratica passi direttamente dall’Agenzia o dalla Comunicazione Unica. La sequenza operativa va però progettata prima, perché codice ATECO, forma, iscrizione camerale e previdenza devono essere coerenti.

  1. Descrivi servizi, clienti, sede, canali e attività secondarie.

  2. Verifica requisiti territoriali e rapporto con locali o committenti.

  3. Scegli con il consulente ATECO, natura professionale o d’impresa e regime fiscale.

  4. Attiva partita IVA, eventuale Registro imprese, previdenza, assicurazione e pratiche SUAP.

  5. Configura fatturazione, conservazione, incassi, privacy, preventivo e calendario fiscale prima del primo lavoro.

Ditta individuale, impresa artigiana o attività professionale?

Partita IVA non significa automaticamente libera professione né impresa artigiana. L’inquadramento nasce da ciò che fai e da come è organizzato il lavoro. Un servizio manuale reso personalmente con organizzazione d’impresa può portare a Registro imprese e previdenza artigiani; una consulenza realmente professionale può seguire una struttura differente. Non è una scelta libera fatta soltanto per pagare meno contributi.

Chiedi un documento di confronto che riporti: codice proposto, descrizione dell’attività, forma, obblighi camerali, gestione INPS, INAIL se applicabile, regime fiscale, costo annuale e condizioni che renderebbero necessario modificare l’inquadramento. Conserva questa analisi insieme ai contratti e aggiornala se inizi a vendere prodotti, formare allieve o lavorare prevalentemente per produzioni.

Regime forfettario 2026: soglie e limiti reali

La legge sul forfettario prevede, tra i requisiti, ricavi o compensi dell’anno precedente non superiori a 85.000 euro e spese lorde per lavoro e collaborazioni non superiori a 20.000 euro. Se svolgi più attività, i ricavi si sommano. Esistono inoltre cause di esclusione da verificare: partecipazioni, controllo di società, rapporti con datori o ex datori e altre situazioni personali.

Il superamento di 100.000 euro provoca l’uscita immediata dal regime nello stesso anno, con IVA dall’operazione che supera la soglia. Tra 85.000 e 100.000 euro l’uscita opera dall’anno successivo, secondo le condizioni vigenti. Questi importi sono ricavi o compensi, non utile disponibile e non prezzo del singolo servizio.

L’imposta sostitutiva ordinaria è il 15 per cento. Il 5 per cento per nuove attività non è automatico: richiede tutte le condizioni previste e va documentato. Anche il coefficiente di redditività non va copiato prima di avere validato il codice ATECO e la natura dell’attività. Nel forfettario i costi reali di kit, spostamenti, collaborazioni e studio non vengono dedotti uno per uno.

Quando confrontare anche il regime ordinario

Il forfettario può essere semplice, ma non è sempre economicamente migliore. Una make-up artist che sostiene costi elevati per studio, trasferte, assistenti, kit, fotografia, formazione e attrezzatura può avere una struttura diversa da chi lavora con pochi costi fissi. L’ordinario permette una gestione analitica di costi e IVA, ma comporta contabilità e adempimenti più articolati.

Confronto

Forfettario

Ordinario

Reddito fiscale

Coefficiente collegato all’attività

Ricavi meno costi fiscalmente ammessi

IVA

Regole speciali del regime

Applicazione, liquidazioni e detrazione secondo regole ordinarie

Decisione

Utile solo dopo verifica requisiti e costi

Utile da simulare quando costi e investimenti crescono

INPS 2026: artigiani o Gestione Separata?

L’INPS pubblica regole diverse per artigiani e commercianti e per professionisti iscritti alla Gestione Separata. Nel 2026 il minimale di reddito per artigiani e commercianti è 18.808 euro; l’eventuale contribuzione minima può quindi pesare anche nei mesi con pochi incassi. La Gestione Separata usa invece aliquote applicate secondo la posizione e le coperture dell’iscritto. Questa differenza non consente di scegliere liberamente la gestione più economica.

Chiedi al consulente di spiegare per iscritto perché l’attività ricade in una gestione, quali contributi sono fissi o variabili, quando si pagano, come funzionano saldo e acconti e quali riduzioni possono essere richieste. La previdenza va inserita nel prezzo fin dal primo preventivo, non calcolata dopo avere speso gli incassi.

Quanto costa davvero la partita IVA di una make-up artist

Piano economico

Il costo non è una sola aliquota

Avvio

Pratiche, consulenza e strumenti

Gestione

Contabilità, software e polizza

Previdenza

INPS e coperture applicabili

Lavoro

Kit, studio, trasferte e assistenti

Separa avvio, gestione, previdenza e operatività per capire quanta liquidità serve e costruire prezzi sostenibili.

Non esiste un costo unico di apertura. L’attribuzione della partita IVA può non avere un prezzo autonomo, mentre pratica camerale, diritti, consulenza, firma digitale, PEC, software, assicurazione e adempimenti locali generano costi. A questi si aggiungono contributi, imposte e costi operativi. Un preventivo fiscale che mostra solo la parcella del commercialista non descrive il fabbisogno dell’attività.

  • Avvio: consulenza, pratiche, eventuale Camera di commercio, SUAP, firma digitale e PEC.

  • Ricorrenti: contabilità, software, conservazione, assicurazione, diritti e adempimenti.

  • Fiscali e previdenziali: imposta, contributi, saldo e acconti con scadenze differenti.

  • Operativi: kit, reintegro, igiene, trasporto, parcheggi, studio, assistenti, marketing e formazione.

Esempio puramente didattico: se incassi 30.000 euro, non puoi chiamare guadagno i 30.000 euro. Prima devi separare costi vivi, contributi, imposte, acconti, giorni non fatturabili e riserva. Per trasformare competenze e costi in un’offerta credibile, collega questo calcolo alla guida su come trovare clienti da make-up artist e a un portfolio professionale coerente con i servizi che fatturi.

Fattura elettronica, SdI e dati del cliente

Dall'incarico alla contabilità

Preventivo, incasso e documento devono restare collegati

1

Accordo

Servizio, prezzo e condizioni

2

Dati

Cliente o committente corretto

3

Fattura

Invio tramite SdI

4

Archivio

Ricevuta, incasso e conservazione

Configura dati, natura, bollo e conservazione con il consulente prima del primo lavoro, poi riconcilia ogni pagamento.

La fattura elettronica passa attraverso il Sistema di Interscambio. Anche quando il cliente è un consumatore finale, la fattura emessa segue le regole elettroniche e viene resa disponibile tramite i servizi dell’Agenzia. Prima del primo incarico configura anagrafica, numerazione, descrizione della prestazione, natura dell’operazione, metodo di pagamento e conservazione.

Per un privato servono dati corretti, incluso il codice fiscale quando richiesto. Per aziende, produzioni, agenzie e professionisti vanno verificati denominazione, partita IVA, codice destinatario o PEC, ordine, eventuale ritenuta e condizioni del contratto. Non usare descrizioni vaghe come collaborazione: indica una prestazione coerente con il preventivo, senza inserire dati sensibili non necessari.

  • Cliente e committente devono coincidere con il soggetto che riceve la fattura.

  • Acconto, saldo, trasferta, assistente e noleggio vanno descritti secondo contratto e trattamento fiscale corretto.

  • Numero, data e invio non vanno ricostruiti a memoria a fine mese.

  • File, ricevute SdI e documenti di spesa vanno conservati con un processo definito.

Bollo da 2 euro: quando può comparire

Nelle fatture senza IVA il bollo può essere dovuto quando l’importo delle operazioni soggette supera 77,47 euro, salvo esclusioni specifiche. Nella fattura elettronica si valorizza il bollo virtuale; l’Agenzia mette a disposizione elenchi nel portale Fatture e Corrispettivi e prevede scadenze di versamento. Non aggiungerlo o ometterlo in automatico: natura IVA, importi ed eccezioni devono essere configurati dal consulente.

Preventivi, acconti e fatture per sposa, set e produzioni

Il trucco sposa può includere prova, servizio, trasferta e ritocchi. Una produzione può chiedere giornata, mezza giornata, overtime, kit fee o assistente. Il preventivo deve separare cosa è incluso, tempi, luogo, cancellazione e pagamento. Fiscalmente acconto, deposito cauzionale e caparra non sono parole intercambiabili: la qualificazione contrattuale incide sul documento e va concordata con chi segue contabilità e contratto.

Non emettere una sola fattura generica mesi dopo. Collega preventivo accettato, pagamento ricevuto e documento fiscale. Per lavori editoriali o pubblicitari chiarisci anche licenza delle immagini, crediti, diritti di portfolio e spese anticipate. Il tuo portfolio da make-up artist deve usare soltanto materiali che puoi mostrare legittimamente.

Organizzazione mensile: incassi, documenti e riserva

Una gestione ordinata non richiede un foglio complicato, ma una routine stabile. Ogni settimana riconcilia agenda, preventivi, incassi e fatture. Ogni mese controlla movimenti, spese documentate, bollo e scadenze. Separa una riserva fiscale su un conto o sottoconto dedicato e aggiorna la previsione quando cambiano ricavi, costi o tipo di clientela.

  1. Registra l’incarico e accetta condizioni e prezzo prima di lavorare.

  2. Abbina ogni incasso al documento emesso e a una prestazione identificabile.

  3. Archivia spese, contratti, ricevute e trasferte con categorie coerenti.

  4. Accantona imposte e contributi secondo il prospetto del consulente, non con una percentuale casuale.

  5. Rivedi prezzi e capacità ogni trimestre, soprattutto prima dei periodi sposa o produzioni.

Checklist da portare al commercialista

  • Elenco dei servizi e percentuale prevista di ricavi per ciascuno.

  • Luoghi di lavoro: studio, domicilio cliente, salone, set, eventi e online.

  • Tipi di clienti: privati, spose, fotografi, produzioni, agenzie, scuole e aziende.

  • Vendita di prodotti, corsi, assistenti e collaborazioni previste.

  • Altri redditi, partecipazioni, lavoro dipendente e rapporti con ex datori.

  • Previsione di ricavi, kit, trasferte, studio, marketing, assicurazione e formazione.

  • Simulazione forfettario e ordinario con INPS, saldo, acconti e liquidità mensile.

  • Procedura per fatture, bollo, conservazione, acconti e incassi elettronici.

Dopo aver impostato correttamente l’attività, investi in competenze proporzionate ai servizi offerti. Confronta il programma di un corso make-up e consulta i corsi make-up online. La formazione sostiene qualità e posizionamento, ma non sostituisce gli adempimenti fiscali e amministrativi.

Domande frequenti sulla partita IVA per make-up artist

Qual è il codice ATECO di una make-up artist nel 2026?

Non esiste un codice unico per ogni caso. ATECO 2025 include 96.22.09 tra gli altri servizi di cura della bellezza e 96.99.94 per la consulenza d’immagine, che comprende anche il trucco. Applicazione su clienti, consulenza, produzioni, formazione e vendita devono essere analizzate per attività prevalente e secondarie.

Posso aprire la partita IVA solo con un attestato?

La partita IVA e l’attestato rispondono a domande diverse. Il fisco identifica l’attività; il territorio e la normativa applicabile determinano requisiti, procedure e condizioni del servizio. Chiedi una verifica a SUAP, Camera di commercio e consulente prima di ricevere clienti.

Una make-up artist è sempre artigiana?

No. L’inquadramento dipende dal lavoro concreto e dalla sua organizzazione. Il servizio manuale su cliente può condurre a impresa e artigianato; la consulenza o altre attività possono avere caratteristiche differenti. La classificazione va motivata, non scelta soltanto in base al costo INPS.

Il forfettario è sempre la scelta migliore?

No. È semplice ma non deduce analiticamente kit, trasferte, studio, assistenti e altre spese reali. Occorre confrontare almeno due simulazioni con ricavi, costi, INPS, imposta, IVA, acconti e crescita prevista. Le cause di esclusione vanno verificate ogni anno.

Il 5 per cento del forfettario spetta automaticamente?

No. L’aliquota ridotta riguarda nuove attività che soddisfano tutte le condizioni di legge, compresa la verifica di attività precedenti e prosecuzioni. Deve essere documentata dal commercialista; non basta avere aperto una nuova partita IVA.

Quanto costa aprire la partita IVA?

L’attribuzione fiscale può non avere un costo autonomo, ma pratiche, Camera di commercio, consulenza, PEC, firma, software, polizza e autorizzazioni possono generarne. Il costo più importante nel tempo è formato da gestione, contributi, imposte, kit, spazi e attività operativa.

Devo pagare contributi anche se incasso poco?

Può accadere nell’inquadramento artigiani o commercianti, dove esiste una contribuzione collegata al minimale. Nella Gestione Separata il meccanismo è differente. Solo l’inquadramento corretto stabilisce quale regola si applica: chiedi un calendario con importi minimi, variabili e scadenze.

Devo emettere fattura elettronica ai privati?

Quando emetti fattura, anche verso un consumatore finale, la fattura segue le regole elettroniche e passa dallo SdI. Per alcune operazioni al consumatore possono applicarsi regole di certificazione differenti. Configura prima con il consulente quando emettere fattura e come documentare ogni incasso.

Quando si applica il bollo da 2 euro?

Può essere dovuto su fatture senza IVA quando le operazioni soggette a bollo superano 77,47 euro, salvo esclusioni. Nella fattura elettronica si indica il bollo virtuale e l’Agenzia mette a disposizione elenchi e scadenze. Natura e bollo devono essere configurati correttamente.

Posso lavorare in un salone con la mia partita IVA?

È possibile soltanto con un rapporto realmente coerente e con regole locali rispettate. Contratto, autonomia, strumenti, agenda, incassi, responsabilità e fatturazione devono essere chiari. Una partita IVA non rende automaticamente autonomo un rapporto che nella pratica funziona come lavoro subordinato.

Posso fatturare trasferte e prova sposa separatamente?

Puoi descrivere le componenti concordate nel preventivo, ma trattamento fiscale e documentazione devono essere impostati correttamente. Prova, servizio, trasferta, assistente e ritocchi vanno definiti prima, evitando costi inattesi e descrizioni generiche a posteriori.

Posso vendere cosmetici con la stessa partita IVA?

La vendita abituale può richiedere attività secondaria, adempimenti commerciali e gestione differente. Anche e-commerce, affiliazioni e rivendita vanno dichiarati al consulente. Non considerarli automaticamente accessori solo perché i prodotti riguardano il make-up.

Quanto devo accantonare per tasse e INPS?

Non esiste una percentuale universale. Fatti preparare un prospetto che includa gestione previdenziale, imposta, saldo, acconti, bollo e scadenze. Dividi il fabbisogno annuale in una riserva mensile e aggiornalo quando cambiano incassi, costi o regime.

Questa guida viene aggiornata ogni anno?

È prevista una revisione editoriale annuale di ATECO, soglie del forfettario, regole INPS, fatturazione e bollo. Controlla sempre la data dell’ultimo aggiornamento: se appartiene a un anno precedente, considera soglie e valori non aggiornati fino a nuova verifica ufficiale.

Fonti ufficiali e riferimenti

Ultimo aggiornamento sostanziale e verifica delle fonti: 26 agosto 2026. Contenuto curato da Irene Tomasi, make-up artist con 10 anni di esperienza. Revisione indipendente di un commercialista: raccomandata e non ancora effettuata. Verifica sempre il caso concreto e le fonti vigenti prima di prendere decisioni fiscali, previdenziali o amministrative.

Per definire incarico, pagamenti, variazioni e cancellazioni prima di bloccare una data, consulta anche la guida a contratto, preventivo, caparra e no-show per make-up artist.

Per collegare condizioni del servizio, prove e possibili richieste economiche alla copertura, consulta anche la guida ad assicurazione RC e gestione dei reclami.

Ritratto di Irene Tomasi

Autrice

Irene Tomasi

Make-up artist con 10 anni di esperienza

Irene Tomasi è make-up artist con 10 anni di esperienza nel trucco professionale. Per BeautyLearn cura e aggiorna guide dedicate a strumenti e cosmetici, preparazione della pelle, teoria del colore, trucco correttivo, look professionali, igiene, portfolio e organizzazione del lavoro. Il suo approccio editoriale traduce i principi del make-up in procedure progressive e verificabili, distingue la pratica cosmetica dai temi sanitari o normativi e rimanda alle fonti competenti quando l’informazione richiede una verifica specialistica.

Profilo e metodo editoriale

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