Una scheda cliente make-up efficace non è un questionario medico né una liberatoria universale. Serve a preparare il servizio, registrare ciò che la cliente riferisce di pertinente, documentare prodotti e decisioni professionali e separare con chiarezza informativa privacy, eventuali dati relativi alla salute, fotografie, portfolio e marketing. Una sola firma in fondo a un modulo molto lungo non rende automaticamente lecite tutte queste attività.
In breve: raccogli soltanto ciò che serve a decidere se eseguire, adattare o interrompere il servizio; non diagnosticare; informa prima della raccolta; separa servizio, dati particolari, fotografie e marketing; registra versione e scelta; limita accessi, copie e conservazione; fai revisionare il flusso da un professionista privacy e sanitario.
Questa guida è aggiornata al 26 agosto 2026 ed è curata da Irene Tomasi, make-up artist con 10 anni di esperienza. È un contenuto educativo e organizzativo, non un fac-simile pronto all’uso e non sostituisce consulenza legale, privacy o medica. Revisione indipendente di un avvocato privacy/DPO e di un professionista sanitario: raccomandata e non ancora effettuata.
Se una cliente riferisce prurito, gonfiore, vescicole, difficoltà respiratoria o una reazione precedente non chiarita, consulta anche la guida su allergie e reazioni ai cosmetici. Per costruire competenze tecniche e protocolli professionali confronta i corsi make-up BeautyLearn. La formazione non sostituisce la revisione del modulo, ma aiuta a formulare domande legate a prodotti, zone del viso, igiene e limiti del servizio.
Scheda cliente, anamnesi e consenso: parole da non confondere
In medicina l’anamnesi ricostruisce una storia clinica per finalità di diagnosi e cura. La make-up artist non svolge questo compito. È più preciso parlare di scheda cliente e questionario informativo per il servizio make-up: raccoglie fatti riferiti e osservazioni non diagnostiche che possono incidere su prodotto, zona, applicazione, igiene o decisione di rinviare.
Anche il termine consenso cambia significato a seconda della finalità. La cliente può prendere visione del servizio e delle istruzioni; può prestare, quando necessario e giuridicamente appropriato, un consenso esplicito per determinati dati particolari; può autorizzare facoltativamente fotografie per canali specifici; può scegliere separatamente se ricevere marketing. Nessuna di queste scelte equivale alle altre.
Cinque blocchi distinti, non una firma unica
Finalità separate
Una scheda ordinata distingue servizio, dati, foto e marketing
Prenotazione
Contatto, data e servizio
Questionario
Fatti pertinenti e decisioni
Fotografie
Usi, canali e durata
Marketing
Scelta separata e revocabile
Un modulo chiaro può essere consegnato come fascicolo o flusso digitale unico, ma deve distinguere funzioni, basi e scelte. La cliente deve riconoscere quali dati sono indispensabili per prenotazione e servizio e quali utilizzi sono realmente facoltativi.
Blocco | Funzione | Errore frequente |
|---|---|---|
Prenotazione | Identifica appuntamento, contatti, luogo e servizio | Usare il consenso marketing per gestire il contratto |
Questionario operativo | Registra reazioni riferite, zone critiche e decisioni | Trasformarlo in cartella clinica |
Informativa privacy | Spiega titolare, finalità, basi, destinatari e tempi | Scrivere soltanto “acconsento alla privacy” |
Foto e ritratto | Autorizza usi, canali e formati definiti | Considerare il servizio come autorizzazione social |
Marketing | Gestisce offerte e comunicazioni promozionali | Casella preselezionata o obbligatoria |
Che cosa inserire nella scheda cliente make-up
Il principio di minimizzazione richiede dati adeguati, pertinenti e limitati a ciò che serve. Ogni campo deve condurre a una decisione concreta o a un obbligo identificato. Se non sai spiegare perché chiedi un dato, chi lo userà e quando verrà cancellato, il campo probabilmente non è pronto per il modulo.
Identità e contatto essenziali: nome e recapito scelto per appuntamento e promemoria, senza copia automatica del documento.
Incarico: data, luogo, orario, tipo di look, occasione, operatrice e prestazioni concordate.
Pelle e zone: condizione osservabile al momento, integrità della cute, occhi e labbra, lenti a contatto e sensibilità riferite pertinenti alla scelta operativa.
Esperienze precedenti: prodotto o servizio associato a una reazione, zona coinvolta, tempo di comparsa e indicazioni eventualmente ricevute da un sanitario, senza archiviare referti per abitudine.
Tracciabilità: prodotti, tonalità, adesivi, ciglia, colla, detergenti e numeri di lotto quando utili a ricostruire il servizio.
Decisione: servizio eseguito, modificato, interrotto o rinviato, con motivo fattuale e istruzioni consegnate.
Versione: data, autrice della nota, aggiornamenti dichiarati e riferimento all’informativa e alle scelte facoltative mostrate.
La guida su come leggere l’etichetta dei prodotti make-up aiuta a collegare INCI, lotto, PAO e avvertenze al registro tecnico. La scheda della cliente non sostituisce inventario, procedure di igiene o istruzioni del produttore.
Che cosa non chiedere senza una necessità dimostrabile
Una lista generica di diagnosi, farmaci, interventi, gravidanza, disabilità o terapie crea un archivio molto delicato e spesso non migliora la decisione della make-up artist. Anche un campo libero può invitare la cliente a raccontare dettagli non richiesti. Prima di inserire una domanda, verifica se può essere sostituita da una formulazione operativa meno invasiva.
Per esempio, invece di chiedere una storia dermatologica completa, puoi chiedere se la cute è integra oggi e se precedenti cosmetici, adesivi o servizi nella stessa zona hanno provocato una reazione. Evita fotografie di lesioni, copie di prescrizioni o referti come prassi. Se emergono segnali incompatibili con il servizio, interrompi e indirizza al professionista sanitario senza pretendere la futura diagnosi.
Allergie, sensibilità e reazioni: domande utili
Niente diagnosi improvvisate
Dalla dichiarazione della cliente alla decisione prudente
Episodio e prodotto riferiti
Zona, tempi e sintomi
Valuta segnali di stop
Rinvia e indirizza se necessario
La domanda “hai allergie?” non è sufficiente: la cliente può non conoscere un’allergia o può usare il termine per descrivere un’irritazione. Parti da episodi concreti: dopo fondotinta, skincare, pigmenti, colla per ciglia, lattice, adesivi, profumi o detergenti sono comparsi prurito, bruciore persistente, gonfiore, vescicole, desquamazione o difficoltà respiratoria? Dove e dopo quanto tempo? Il prodotto è noto? È già intervenuto un medico?
La risposta non autorizza la make-up artist a diagnosticare dermatite o allergia. Se la reazione è recente, importante o non chiarita, rinvia il servizio e invita alla valutazione medica. Non improvvisare patch test applicando cosmetici o adesivi sulla pelle: un test professionale o diagnostico segue protocolli e competenze specifici. Non riprovare un prodotto indicato dalla cliente come causa soltanto perché la quantità è piccola.
Durante il servizio interrompi in presenza di gonfiore, orticaria, dolore, bruciore crescente, vescicole, cute lesionata o sintomi respiratori. In caso di sintomi gravi o difficoltà respiratoria attiva l’assistenza urgente. Registra fatti, tempi, prodotti e lotto senza formulare diagnosi; conserva i dati soltanto secondo la finalità e la base definite.
Il consenso al servizio non è una rinuncia ai diritti
Una presa visione può documentare che la cliente ha ricevuto spiegazioni su preparazione, prodotti, durata, rimozione, possibili inconvenienti ordinari e segnali di stop. Può registrare domande, preferenze e informazioni aggiornate. Non può trasformare una procedura non appropriata in un servizio sicuro, coprire prodotti non conformi o eliminare responsabilità per errori professionali.
Evita formule come “mi assumo ogni rischio” o “sollevo la professionista da qualsiasi responsabilità”. Descrivi invece ciò che verrà fatto, i limiti del risultato, le condizioni che possono imporre una modifica e i canali per comunicare un problema. Le condizioni economiche, la caparra e la cancellazione appartengono al flusso illustrato nella guida su contratto, preventivo e no-show per make-up artist.
Privacy: non serve il consenso per ogni dato
Il GDPR richiede prima di tutto una finalità e una base giuridica adeguata. Identità, recapito, appuntamento e dati di pagamento possono essere trattati, secondo il caso, per misure precontrattuali, esecuzione del contratto o obblighi legali. Il consenso è una delle basi dell’articolo 6, non una firma universale che autorizza qualunque archivio.
Informazioni su allergie, diagnosi, sintomi o reazioni possono rivelare dati relativi alla salute e rientrare nelle categorie particolari dell’articolo 9. Il loro trattamento è in linea generale vietato salvo una specifica condizione. La sola necessità contrattuale dell’articolo 6 non sostituisce una condizione dell’articolo 9. Quando si valuta il consenso esplicito, deve essere libero, specifico, informato, dimostrabile e revocabile; soprattutto, il dato deve essere realmente necessario.
Per una make-up artist la strategia più prudente è spesso minimizzare: informazioni operative, linguaggio non diagnostico, accessi stretti e niente archivio sanitario parallelo. Se il modello prevede una raccolta sistematica di allergie o condizioni della pelle, mappa dati, ruoli, fornitori, rischi, tempi e base con un consulente privacy prima di iniziare.
Che cosa deve contenere l’informativa
L’informativa deve arrivare prima o al momento della raccolta, con linguaggio chiaro. Tra gli elementi dell’articolo 13 rientrano identità e contatti del titolare, finalità e basi giuridiche, destinatari, eventuali trasferimenti, periodo o criteri di conservazione, diritti, reclamo al Garante, natura obbligatoria o facoltativa dei dati e conseguenze del mancato conferimento.
Distingui appuntamento, documentazione del servizio, obblighi fiscali, gestione di reclami, fotografie, portfolio e marketing.
Indica i fornitori reali: gestionale, cloud, email, consulenti, collaboratori e piattaforme di prenotazione, con ruoli corretti.
Definisci tempi o criteri per ogni categoria invece di una conservazione indefinita “per sicurezza”.
Spiega come esercitare accesso, rettifica, cancellazione, limitazione, opposizione e revoca quando applicabili.
Foto tecniche, portfolio, social e pubblicità sono usi diversi
Consenso fotografico granulare
Una foto non ha un solo possibile utilizzo
Appunto
Riferimento privato del servizio
Portfolio
Selezione professionale
Social
Pubblicazione organica
Advertising
Promozione a pagamento
Una fotografia scattata per ricordare il look della prova sposa o confrontare la resa in una luce specifica non equivale alla pubblicazione su Instagram. Anche sito, portfolio cartaceo, profilo social, stories, annunci sponsorizzati, materiale stampa e condivisione con partner sono canali differenti. Specifica quali sono previsti e non estendere automaticamente una scelta a usi futuri.
L’immagine del volto identifica facilmente la persona. Ritagliare gli occhi o non scrivere il nome non garantisce anonimato: tatuaggi, abiti, evento, sfondo, metadati o collegamento con la data possono renderla riconoscibile. La legge sul diritto d’autore tutela inoltre il ritratto e prevede regole ed eccezioni che non trasformano un normale servizio commerciale in un uso libero dell’immagine.
La scelta per la pubblicazione deve essere separata dal servizio e realmente facoltativa. Indica finalità, canali, formato, eventuale prima/dopo, pubblicità a pagamento, durata o criteri, possibilità di revoca e limiti della rimozione di copie già condivise da terzi. Il rifiuto non dovrebbe impedire di ricevere il trucco quando l’immagine non è necessaria all’esecuzione.
Per scegliere immagini coerenti e autorizzate leggi la guida al portfolio da make-up artist. Per una sposa specifica nella prova se le foto sono solo appunti privati oppure se si chiede una pubblicazione: il contesto personale non riduce le tutele. Approfondisci anche il trucco sposa professionale.
Fotografo, studio e produzione: chi può usare le immagini?
Il consenso della persona ritratta non attribuisce automaticamente alla make-up artist i diritti sulla fotografia. In un set possono essere coinvolti fotografo, cliente, agenzia, produzione e committente, ognuno con ruoli e accordi differenti. Prima di pubblicare verifica sia l’autorizzazione relativa alla persona sia la disponibilità dei diritti necessari sul file.
Non chiedere alla cliente di “cedere ogni diritto per sempre e ovunque” come condizione standard. Definisci l’uso concreto, conserva versione e prova della scelta e coordina liberatoria, contratto del fotografo e accordi di produzione. Se l’immagine arriva da un professionista terzo, un tag o un credito non sostituiscono il permesso.
Minori e fotografie: un flusso separato
Con clienti minorenni verifica prima regole del servizio, responsabilità genitoriale e appropriatezza dei prodotti. L’autorizzazione al trucco non comprende automaticamente la pubblicazione delle immagini. Per la diffusione sui social il Garante richiama la necessità del consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale; in situazioni di responsabilità condivisa il tema può richiedere il consenso di entrambi.
Evita di raccogliere più documenti del necessario, non usare moduli per adulte con una firma aggiunta e non pubblicare scuola, luogo, data o altri dettagli eccedenti. Se non puoi verificare con certezza autorizzazione e interesse della minore, non usare l’immagine a fini promozionali.
Marketing e promemoria non sono la stessa finalità
Un messaggio con orario, indirizzo o istruzioni per preparare la pelle serve a gestire l’appuntamento. Newsletter, promozioni, lanci e campagne hanno una finalità diversa. Se il marketing si basa sul consenso, usa una scelta separata e non preselezionata, registra il testo mostrato e rendi la revoca semplice. Il rifiuto non deve bloccare conferme e comunicazioni strettamente necessarie al servizio.
Conservazione: tempi diversi per dati diversi
Il GDPR non stabilisce un unico numero di anni per ogni scheda cliente. Appuntamenti, documenti fiscali, note tecniche, foto private, immagini pubblicate, dati particolari e marketing rispondono a finalità e obblighi differenti. Definisci un calendario motivato con legale e commercialista; alla scadenza cancella o anonimizza realmente copie, esportazioni, backup gestibili e dispositivi.
La revoca del consenso non rende illecito il trattamento già svolto, ma impone di gestire gli usi futuri fondati su quel consenso. Per le foto pubblicate pianifica come rimuovere contenuti dai canali controllati e come documentare la richiesta. Non promettere la cancellazione da Internet di ogni copia se non puoi garantirla.
Carta, telefono, cloud e accessi
Le misure devono essere adeguate al rischio. Per la carta: armadio chiuso, niente moduli sul tavolo e distruzione sicura. Per il digitale: account nominativi, autenticazione forte, privilegi minimi, cifratura ove appropriata, backup verificati, dispositivi aggiornati e contratti corretti con i fornitori. Le collaboratrici vedono solo ciò che serve al loro incarico.
La galleria personale dello smartphone e le chat possono creare copie in cloud, anteprime, download e backup difficili da governare. Se una foto è necessaria, usa un flusso professionale con destinazione, nomenclatura, accessi e cancellazione definiti. Organizza anche pennelli, spugnette e documenti con la guida su igiene della postazione make-up.
Aggiornare la scheda senza riscrivere la storia
Prima di un nuovo appuntamento chiedi se sono cambiati recapiti, reazioni riferite o condizioni attuali pertinenti. La cliente deve poter rettificare dati inesatti. Conserva data e autrice della modifica; non cancellare retroattivamente una nota per far sembrare che sia sempre stata diversa. Il modulo stesso deve avere un numero di versione e una data.
Se cambiano finalità, fornitori, canali fotografici o tempi, valuta una nuova informativa e, quando necessario, una nuova scelta. La frase “continuando a prenotare accetti gli aggiornamenti” non crea automaticamente un consenso valido per finalità nuove.
Reazione avversa, reclamo e violazione dei dati
Una reazione al cosmetico, un reclamo commerciale e una violazione dei dati sono eventi differenti. Per una reazione: interrompi l’esposizione, registra fatti, tempi, prodotto e lotto, invita alla valutazione sanitaria e valuta la cosmetovigilanza. Per un reclamo: conserva cronologia, servizio e comunicazioni pertinenti senza aggiungere giudizi clinici. Per perdita, accesso non autorizzato o invio errato dei dati: attiva la procedura di data breach.
Il titolare deve documentare le violazioni e valutarne il rischio. Quando ricorrono le condizioni dell’articolo 33, la notifica al Garante avviene senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dalla conoscenza; se il rischio è elevato può servire anche la comunicazione agli interessati. Non ogni incidente richiede notifica, ma ogni incidente richiede valutazione tempestiva e tracciata.
Flusso operativo prima, durante e dopo il servizio
Processo verificabile
La scheda accompagna il servizio senza rallentarlo
Prima
Informativa e questionario
In studio
Verifica e decisione
Dopo
Prodotti, foto e istruzioni
Archivio
Accessi, tempi e revoche
Definisci finalità, campi, basi, fornitori, tempi e responsabilità prima di creare il modulo.
Invia informativa e questionario in tempo utile, non mentre la cliente è già sulla sedia.
Verifica aggiornamenti e osserva cute, occhi e labbra senza formulare diagnosi.
Scegli se procedere, adattare o rinviare e registra il motivo fattuale.
Registra prodotti, lotti, applicazioni e istruzioni consegnate.
Chiedi foto e marketing con scelte separate; conserva versione, data e canali autorizzati.
Archivia nel sistema previsto, limita accessi e applica il calendario di cancellazione.
Gestisci rettifiche, revoche, reazioni e incidenti con procedure documentate.
Checklist da far revisionare
Nome corretto del documento e linguaggio non medico.
Campi collegati a decisioni reali, senza diagnosi o referti raccolti per abitudine.
Mappa di finalità, basi articolo 6 e condizioni articolo 9 dove pertinenti.
Informativa articolo 13 prima della raccolta e prova della versione consegnata.
Consensi granulari e revocabili, senza caselle preselezionate.
Autorizzazione immagini distinta per archivio, portfolio, social, advertising e terzi.
Regole specifiche per minori, collaboratrici, fotografi e produzioni.
Tempi, cancellazione, accessi, backup, incidenti e gestione delle revoche.
Questa checklist non è un modulo da copiare. Adattala a servizi, sede, app, fornitori, collaboratrici e canali effettivi. Per inserire questi strumenti in un percorso professionale consulta come diventare make-up artist e i corsi make-up online.
Domande frequenti sulla scheda cliente make-up
La scheda cliente è obbligatoria per legge?
Non esiste un unico modulo nazionale standard obbligatorio per ogni servizio make-up. Esistono però obblighi su privacy, contratti, sicurezza, documentazione fiscale e correttezza professionale. Una scheda proporzionata può organizzare informazioni e prove, ma va costruita sul servizio e sulle regole applicabili.
Posso chiamarla anamnesi?
È più prudente usare “scheda cliente” o “questionario informativo per il servizio make-up”. L’anamnesi ha un significato clinico. La make-up artist raccoglie fatti pertinenti e osservazioni non diagnostiche; non interpreta referti e non prescrive trattamenti.
La cliente deve firmare la privacy?
Non esiste un consenso privacy generico necessario per qualsiasi dato. Il titolare individua una base giuridica e fornisce l’informativa. Il consenso serve quando è la base appropriata e deve rispettarne le condizioni. Dati particolari, foto e marketing non vanno nascosti in una sola firma.
Le allergie sono dati relativi alla salute?
Informazioni su allergie, diagnosi, sintomi e reazioni possono rivelare lo stato di salute e rientrare nell’articolo 9. Raccoglile soltanto se necessarie per una finalità definita, limita i dettagli e verifica con un consulente la condizione giuridica e le misure adeguate.
Posso eseguire un patch test con un cosmetico?
Non improvvisare un test diagnostico applicando prodotto o adesivo sulla pelle. I test allergologici seguono protocolli sanitari; una piccola prova cosmetica non esclude una reazione e crea una nuova esposizione. In caso di reazione precedente non chiarita, rinvia e invita al medico.
La firma solleva la make-up artist da ogni responsabilità?
No. Può documentare informazioni e istruzioni, ma non rende corretta una procedura inadeguata, un prodotto non conforme o un servizio eseguito nonostante segnali di stop. Evita rinunce assolute e fai revisionare il testo da un legale.
Serve un consenso separato per le fotografie?
Sì, finalità e canali devono essere distinguibili. Una foto privata della prova non equivale a sito, social, advertising o consegna a partner. Specifica usi, canali, durata o criteri e revoca; il rifiuto alla pubblicazione non deve impedire il servizio quando la foto non è necessaria.
Posso pubblicare una foto se non scrivo il nome?
L’assenza del nome non rende automaticamente anonima l’immagine. Volto, tatuaggi, abiti, luogo, evento o collegamenti con altri post possono identificare la persona. Valuta riconoscibilità e base giuridica e conserva l’autorizzazione pertinente.
Il consenso della cliente basta per usare la foto del fotografo?
No. L’autorizzazione della persona ritratta e i diritti sul file sono piani distinti. Devi verificare anche l’accordo con fotografo, produzione o committente. Un tag o un credito nel post non equivalgono alla licenza necessaria.
Posso pubblicare il trucco di una minorenne?
Richiede un flusso specifico e la verifica della responsabilità genitoriale; per la pubblicazione social il consenso può dover provenire da entrambi i genitori. Valuta anche interesse della minore, minimizzazione e appropriatezza. In caso di dubbio non pubblicare.
Quanto tempo devo conservare la scheda?
Non esiste un termine unico per tutti i campi. Documenti fiscali, contratto, note tecniche, dati particolari, foto e marketing possono avere tempi diversi. Definisci criteri motivati con professionisti competenti e applica davvero cancellazione o anonimizzazione.
Posso conservare schede e foto su WhatsApp?
Chat, download e backup possono moltiplicare copie e accessi. Valuta ruoli, sicurezza, trasferimenti, account, dispositivo e cancellazione. Per dati particolari e immagini riconoscibili usa un sistema professionale controllato, non la galleria personale come archivio permanente.
Come registro che ho rinviato il servizio?
Annota data, segni osservabili e dichiarazioni rilevanti con linguaggio fattuale: per esempio cute non integra, gonfiore osservato o bruciore riferito. Registra che il servizio è stato rinviato e che è stata suggerita una valutazione sanitaria, senza formulare diagnosi.
Che cosa faccio se la cliente segnala una reazione dopo il trucco?
Invitala a interrompere nuove esposizioni e a rivolgersi al medico; in caso di sintomi gravi attiva l’assistenza urgente. Raccogli in modo proporzionato prodotto, lotto, zona e tempi, senza diagnosticare via foto. Valuta la cosmetovigilanza e il reclamo secondo procedure verificate.
Che cosa faccio se perdo una scheda o invio una foto alla persona sbagliata?
Limita subito l’accesso, ricostruisci dati e persone coinvolte, documenta l’incidente e valuta il rischio. Se ricorrono le condizioni, notifica al Garante entro i termini e informa gli interessati quando il rischio è elevato. Coinvolgi subito il referente privacy.
Posso usare un modulo trovato online?
Può essere una lista di spunti, non una garanzia di conformità. Potrebbe chiedere dati eccessivi, usare basi errate, citare fornitori diversi o confondere foto e marketing. Mappa il tuo flusso e fai adattare scheda, informativa e consensi da professionisti competenti.
Ogni quanto va aggiornata la scheda?
Chiedi conferma delle informazioni pertinenti prima di nuovi servizi e aggiorna il modello quando cambiano campi, fornitori, finalità, canali fotografici o norme. Conserva versioni e date; non trasformare un aggiornamento dell’informativa in consenso automatico a nuovi usi.
Fonti ufficiali e riferimenti
Unione europea — Regolamento (UE) 2016/679; principi, basi giuridiche, consenso, categorie particolari, informativa, sicurezza e violazioni agli articoli 5, 6, 7, 9, 13, 32 e 33.
Garante per la protezione dei dati personali — Principi fondamentali del trattamento; liceità, finalità, minimizzazione, conservazione, consenso libero e specifico.
European Data Protection Board — Guidelines 05/2020 sul consenso; condizioni per un consenso valido, dimostrabile e revocabile.
Normattiva — Legge 22 aprile 1941, n. 633, articoli 96 e 97 sulla pubblicazione del ritratto e sulle eccezioni previste dalla legge.
Garante Privacy — Consigli per tutelare la privacy quando si pubblicano immagini online; consenso e difficoltà di rimuovere contenuti già diffusi.
Garante Privacy — Data breach: violazioni di dati personali; valutazione, documentazione e notifica.
Ultimo aggiornamento sostanziale e verifica delle fonti: 26 agosto 2026. Contenuto curato da Irene Tomasi, make-up artist con 10 anni di esperienza. Revisione indipendente legale e sanitaria: raccomandata e non ancora effettuata. Prima dell’uso fai validare campi, basi, informative, consensi, tempi, immagini e criteri di stop sul tuo flusso reale.
Integra scheda, prodotti, sintomi riferiti e tracciabilità con la procedura per RC, reclami e denuncia del sinistro.
Integra autorizzazioni, portfolio e acquisizione clienti con un workflow fotografico fedele e ripetibile.







